<![CDATA[SO.STARE - ASSOCIAZIONE DI PROMOZIONE SOCIALE - Blog]]>Thu, 29 Oct 2020 07:08:50 +0100Weebly<![CDATA[Emergenza e sviluppo del linguaggio nei bambini: come stimolarli nel modo migliore?]]>Wed, 28 Oct 2020 11:14:34 GMThttp://associazionesostare.it/blog/emergenza-e-sviluppo-del-linguaggio-nei-bambini-come-stimolarli-nel-modo-miglioreFoto
 Tra le grandi caratteristiche dello sviluppo del linguaggio nei bambini più piccoli (che avviene normalmente in linea generale tra gli 8 e i 48 mesi) fondamentale è l’intervariabilità, per cui ogni bimbo raggiunge le successive tappe di maturazione del sistema linguistico secondo i propri tempi.
Nonostante ciò, è comunque utile porre dei limiti entro cui considerare accettabili eventuali ritardi nelle acquisizioni, soprattutto perché ci sono delle finestre temporali di opportunità che per un fisiologico sviluppo devono essere rispettate, creando altrimenti diversi problemi.
In questo quadro rientrano anche i bambini con Disturbi Primari del Linguaggio, i quali, dalla condizione semplice di Ritardo del Linguaggio, mostrano persistenti difficoltà nello sviluppo linguistico.
Lo sviluppo del linguaggio si appoggia sia su basi intrinseche, quelle caratteristiche stabili e costitutive per ogni individuo (come aspetti neurobiologici, genetici, temperamentali), sia su basi estrinseche, formate dagli input forniti dall’ambiente.
Per stimolare l’emergenza del linguaggio nel proprio bambino è possibile intervenire sui fattori estrinseci, garantendo una soddisfacente stimolazione linguistica sia in termini qualitativi che quantitativi. In questo modo l’adulto svolge nel miglior modo la funzione di “Scaffolder”, ovvero di sostegno per lo sviluppo delle competenze del bimbo.
Quali sono quindi alcune delle possibili strategie per stimolare nel miglior modo il linguaggio nei bambini?


Possiamo raggruppare queste strategie in tre gruppi: strategie non verbali, strategie prosodiche, strategie propriamente verbali.


1) Cominciamo dalle strategie non verbali: corrispondono a tutti quegli atteggiamenti messi in atto durante la comunicazione che si basano su aspetti non verbali quali i movimenti del corpo, i gesti e la mimica.
  • Contatto oculare (guardare negli occhi il proprio bambino è fondamentale per creare un’ottimale attenzione condivisa, indispensabile per l’acquisizione del linguaggio);
  • Utilizzo di gesti sia simbolici che deittici (Il gesto simbolico media il linguaggio, e può aiutare il bambino a rievocare con più facilità una determinata parola, invece il gesto deittico catalizza l’attenzione verso un oggetto, rendendo possibile una adeguata interazione triadica);
  • Utilizzo di mimica facciale e linguaggio corporeo enfatizzati (Per “drammatizzare” gli eventi che esperisce il bambino, permettendogli di costruire una traccia mnesica più forte e significativa).

2) Le strategie prosodiche si basano sul ‘come’ si dice qualcosa (quindi sul modo) piuttosto che sul ‘cosa’. Elementi fondamentali sono pertanto l’intonazione vocale, il ritmo e gli accenti di enfasi. Queste strategie, soprattutto per i bambini più piccoli, sono molto importanti in quanto, ancora prima di elaborare in modo analitico gli stimoli linguistici rispetto al loro contenuto, i bambini tendono a elaborarne gli aspetti prosodici.


  • Intonazione alta, accogliente (La classica intonazione del motherese, o infant directed speech. È stato visto che tale intonazione aiuta maggiormente il bambino a focalizzare la propria attenzione sul canale uditivo);
  • Accento ed enfasi prolungata sulle parole ritenute più importanti (Per far comprendere con più chiarezza il significato del contenuto);
  • Produzione più lenta con pronuncia chiara e con pause più lunghe (Per dare al bambino il giusto tempo per processare da un punto di vista cognitivo lo stimolo linguistico);



3) Ci sono diverse strategie propriamente verbali che possono essere messe in atto per massimizzare la comunicazione con il proprio bambino. Esse si basano in maniera più specifica sul contenuto del messaggio che si vuole veicolare.
Innanzitutto è bene ricordare che, in termini generali è importante:
  • Utilizzare termini concreti che richiamino l’esperienza del bambino o che si basino sul qui ed ora;
  • Usare un vocabolario non troppo ampio (Preferendo termini concreti piuttosto che astratti e con un’alta frequenza d’uso);
  • Dire frasi ben formate ma più brevi (Per aiutare il bambino a processare lo stimolo linguistico è utile esporlo a frasi non troppo lunghe e complesse, pur mantenendo sempre la correttezza della struttura frasale: il genitore deve fornire un modello adeguato);
  • Ripetere frequentemente, tramite un linguaggio ridondante (Questo aiuta il bambino a captare nel miglior modo le regolarità del sistema linguistico, spingendolo a formulare adeguate ipotesi sull’uso della lingua e dunque a costruirne un corretto modello mentale);
Tra alcune tecniche più specifiche ci sono invece:
  • Modelling (Fornire un modello corretto adeguato al bambino e al suo livello linguistico, sia da un punto di vista lessicale che sintattico, con una buona curva prosodica, senza però pretendere che ripeta);
  • Etichettatura (Denominare tutto ciò su cui pone attenzione il bambino);
  • Porre domande (Da preferire le domande che prevedono una scelta rispetto quelle che prevedono una risposta chiusa secca, e quelle più concrete – ad esempio: dov’è?, cosa è? – rispetto a quelle più astratte e complesse – ad esempio: perché?– ) ;
  • Suggerimento (Dare suggerimenti nel caso in cui il bambino mostri dubbi – aspettare però almeno 5 secondi, per dargli il tempo sufficiente ad elaborare lo stimolo percepito e la conseguente risposta–);
  • Richiesta esplicita (Si richiede in modo semplice e diretto al bambino di compiere certe azioni, affinché si sintonizzi nel miglior modo sul canale uditivo per eseguire correttamente quanto richiesto);
  • Self talk (In presenza del bambino, l’adulto descrive le azioni che sta compiendo, per aiutare il piccolo a creare un corrispettivo tra l’esperienza vista e le parole inerenti);
  • Parallel talk (L’adulto descrive le azioni che sta compiendo il bambino, per aiutarlo a creare un legame tra esperienza vissuta in prima persona e le parole corrispondenti);
  • Contrasto semantico (Accostare alla parola detta dal bambino la parola di significato contrario per ampliare il suo sistema dei significati e quello delle parole);
  • Espansione ed Estensione (Inserire significati aggiuntivi ampliando la frase detta dal bambino anche per aiutarlo a strutturare frasi più complesse);
  • Smontaggio e riassemblaggio (Quando il bambino produce una struttura sintattica non corretta l’adulto la riprende, la smonta e la ricostruisce in modo adeguato);
  • Ripetizione (Ripetere le produzioni del bambino per dargli un feedback immediato riguardo la loro correttezza);
  • Riformulazione (Riformulare la frase detta dal bambino con lo stesso significato in maniera più corretta e precisa per fornirgli il corretto feedback di quanto ha detto);
  • Stimolazione focalizzata (usare una parola target 3 volte in tre frasi semplici diverse e con differenti significati, all’interno di una breve conversazione).
Un’attività che può risultare molto utile per stimolare in modo divertente e naturale il linguaggio è la lettura di libri.
Il libro è un ottimo strumento per stimolare il linguaggio, infatti non solo c’è buona focalizzazione dell’attenzione da parte del bambino, in più la parola detta dal genitore ha l’aggancio sull’illustrazione, e questo contesto facilitato dà la possibilità all’adulto di controllare che il piccolo sia attento, guardi l’immagine, ascolti e processi da un punto di vista cognitivo la parola. Il libro offre quindi un’ottima contingenza semantica che aggancia l’attenzione anche nei bambini con più difficoltà, massimizzando le possibilità di apprendimento.
Delle buone strategie di comunicazione da parte dei genitori sono assolutamente fondamentali, ma è importante precisare che non possono comunque sostituire uno specifico trattamento logopedico sul linguaggio nei casi di difficoltà più marcate e persistenti. Nel momento in cui il genitore abbia dubbi sulle competenze linguistiche del proprio bambino, quindi, è sempre consigliato il consulto del logopedista, il quale valuterà la necessità di un intervento diretto o meno.


Per concludere, si può affermare che: i bambini apprendono nel miglior modo il linguaggio quando hanno la possibilità di parlare di argomenti che li interessano, e quando dunque sono assecondati in questo dai genitori, i quali riescono ad adattare il contenuto delle conversazioni ed il proprio stile comunicativo alle necessità del figlio.
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Dott.ssa Irene Nejadmasoum, Logopedista

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<![CDATA[Un "tempo nuovo" per l'acquisizione di un buon metodo di studio]]>Wed, 01 Apr 2020 17:35:55 GMThttp://associazionesostare.it/blog/un-tempo-nuovo-per-lacquisizione-di-un-buon-metodo-di-studioFoto

Lo studio a casa, già di per sé complesso per tutti, diventa ancor più difficile per i ragazzi DSA, in quanto implica un cambiamento repentino delle abitudini quotidiane e una maggiore assunzione di responsabilità.
Cosa potete fare voi genitori, in questa situazione di emergenza per dare un supporto concreto ai nostri ragazzi?
  1. Organizzazione della gestione del tempo dedicato ai compiti scolastici:Organizzare la giornata insieme ai ragazzi, stilando una "tabella dei compiti" che li renda responsabili dei propri impegni.
    Scegliere insieme il momento migliore da dedicare allo studio e quali materie affrontare per prime. Una accurata pianificazione dei compiti può diventare un’ottima occasione per verificare quali argomenti possono essere approfonditi puntando ad uno studio di qualità. Ci si può concentrare sui singoli esercizi e ripeterli senza l’ansia di dover capire tutto e subito. I ragazzi Dsa possono riappropriarsi del loro “tempo interno” senza essere sopraffatti dalla paura di sbagliare .
  2. Continuare ad usare facilitatori: Non dimentichiamoci che i ragazzi DSA possono continuare ad usufruire, anche con la didattica a distanza di tutti gli strumenti compensativi che sono soliti utilizzare a scuola e che sono inseriti nel PDP. Perciò, continuare a realizzare mappe per supportare lo studio ed usare software compensativi.
  3. Dalla teoria alla pratica: Approfittare dell’ambiente domestico per accrescere la motivazione allo studio dei ragazzi intervenendo con qualche compito di realtà, riportando ciò che si studia a ciò che possono direttamente osservare. Un esperimento di scienze, scoprire luoghi studiati a geografia attraverso immagini satellitari, visitare musei “on line”ecc. 
  4. Gratificazione: Gratificare i piccoli successi quotidiani raggiunti , prediligete l’impegno non l’esecuzione, non è importante che I ragazzi svolgono il compito in modo impeccabile, ma come gestiscono la loro autonomia e la responsabilità rispetto al compito.
  5. “Tempo nuovo” come possibilità: Possibilità per I ragazzi di impostare un metodo personale di studio, nel rispetto del proprio tempo interiore, liberi di poter sbagliare, recuperare,potersi dare la possibilità di tornare sui propri passi e consolidare I nuovi apprendimenti.

Dott.ssa Erika Bastianelli
​​Pedagogista

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<![CDATA[Chi รจ il tutor per i DSA]]>Wed, 26 Jun 2019 16:08:55 GMThttp://associazionesostare.it/blog/chi-e-il-tutor-per-i-dsaFoto
Il Tutor è uno specialista dell’apprendimento che ha acquisito specifiche competenze metodologiche, didattiche e relazionali sui D.S.A.; egli accompagna l’alunno, in modo strutturato e continuativo nel tempo, a percorrere in modo sereno il cammino scolastico, affrontando insieme tutte le difficoltà e le nuove sfide che la scuola può presentare.
Il Tutor DSA affianca ed aiuta i bambini e/o i ragazzi con D.S.A. ad acquisire un metodo di studio personale ed efficace, utilizzare al meglio gli strumenti compensativi, accrescere la loro autonomia, l’autostima ed il senso di autoefficacia. Ha inoltre un ruolo da mediatore nei rapporti famiglia-scuola. Tali capacità e competenze potranno essere da lui/lei acquisite soltanto mediante la necessaria formazione, acquisita mediante Master o Corsi qualificanti.
Il Tutor DSA non è un insegnante di sostegno, né un semplice aiuto per il doposcuola, né tanto meno potrebbe definirsi tutor un soggetto privo di adeguate competenze per attuare la professione di Tutor dell’apprendimento per studenti con disturbi specifci dell’apprendimento.
Gli ambiti di intervento del Tutor DSA, sono relativi sia ai contesti scolastici che a quelli extra-scolastici, prevalentemente con alunni di scuola primaria e secondaria di primo e di secondo grado.


Dott.ssa Erika Bastianelli
​​Pedagogista

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<![CDATA[I disturbi specifici dell'apprendimento]]>Wed, 26 Jun 2019 16:06:53 GMThttp://associazionesostare.it/blog/i-disturbi-specifici-dellapprendimentoFoto
Negli ultimi anni, si sente parlare spesso di Disturbi Specifici dell’Apprendimento, ma ancora esistono dubbi ed incomprensioni sul tema.

Che cosa sono i DSA?
L’acronimo corrisponde a Disturbi Specifici dell’Apprendimento.
  • Disturbo, perché hanno una base neurobiologica e accompagnano l’individuo durante il suo percorso di vita, come se fossero delle caratteristiche (come ad esempio chi ha gli occhi azzurri e chi marroni, la carnagione bianca od olivastra). Il bambino DSA, nasce con un particolar modo di elaborare le informazioni utilizzate per leggere, scrivere o lavorare con i numeri.
  • Specifici, perché interessano appunto delle specifiche abilità quelle di lettura, scrittura e calcolo; a seconda del deficit interessato, assumono il termine  rispettivamente di Dislessia, Disgrafia, Disortografia e Discalculia.
    Importante sottolineare è che i bambini DSA, hanno un’intelligenza nella norma o superiore; questi disturbi non sono causati né da deficit sensoriali, né da problemi ambientali o psicologici.
  • Apprendimento, poiché si riferiscono ad abilità che si insegnano a scuola. Infatti, la diagnosi di dislessia e disortografia, può essere posta alla fine del secondo anno della scuola primaria, mentre per quanto riguarda la discalculia, alla fine del terzo anno della scuola primaria.

​E’ importante, però individuare tempestivamente i bambini a rischio di DSA e attuare un percorso caratterizzato da potenziamento e tutoraggio, per garantire al bambino il raggiungimento dell’autonomia nello studio ed affrontare il percorso scolastico al pari dei suoi coetanei, al fine di tutelare l’autostima e la sfera emotiva del bambino.

Dott.ssa Federica Russo
Psicologa



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